BENI CULTURALI: resti scheletrici e nanotecnologia

Sarà realizzata in provincia di Caserta, a San Potito Sannitico, la prima Scuola italiana di conservazione NANOTECNOLOGICA dei resti scheletrici.

Un corso di alta formazione destinato agli scienziati e restauratori del futuro

“Le nanotecnologie sono oggi un’opportunità unica per preservare i nostri importanti beni culturali e offrire ai giovani occasioni di alta formazione per trovare nuove opportunità lavorative”, ha detto Sabrina Zuccalà, direttrice del dipartimento di Nanotecnologie di ‘4ward360’, che è intervenuta oggi al Museo archeologico di Napoli al ‘X Convegno nazionale sulla “Valorizzazione del Patrimonio Culturale’, organizzato da Aies, associazione italiana esperti scientifici beni culturale.

MANN 5 12 2019

“Le Istituzioni italiane attuali e lo stesso premier Giuseppe Conte, puntando sull’innovazione e sui giovani – aggiunge – hanno avviato pragmaticamente una serie di interventi finalizzati sia al sostegno delle ricerche in campo nanotecnologico sia a un’immediata fruibilità per tutti. Le nanotecnologie sono oggi il presupposto di un futuro che non può più essere considerato un momento lontano, perché lo stiamo già vivendo ed è attuale”̀.

Zuccalà insieme ad Antonio Della Valle, antropologo e odontologo forense sono stati i primi al mondo a testare i nanomateriali su alcuni reperti ossei e teschi risalenti a circa 280 anni fa, provenienti da alcuni scavi archeologici, in una necropoli nel comune di San Potito Sannitico. “Le sperimentazioni fin a ora condotte – concludono Zuccalà e Della Valle – ci hanno permesso di rivoluzionare la conoscenza in questo ambito e di promuovere positivamente nel campo del restauro e della conservazione dei resti scheletrici l’utilizzo di nanosoluzioni ad elevata efficacia. Siamo certi che le Soprintendenze riconosceranno tali risultati e inizieranno a guardare con attenzione a queste realtà promuovendole nei loro centri di studio”. (AdnKronos, 05 dicembre 2019)