Coima sceglie 4ward360

per mettere in sicurezza le pavimentazioni

delle famose Ville Nere.

Milano, luci spente a Porta Nuova – Il giallo delle 46 case di lusso

 

Luci spente alle finestre la sera, lavori in corso di giorno, in spazi nudi, disabitati, per scelta ancora spettatori del via vai di operai, addetti immobiliari o designer d’interni. È la faccia meno conosciuta del quartiere simbolo della rinascita milanese: Porta Nuova, investimenti per più di due miliardi, 30 edifici sostenibili per altrettanti architetti da tutto il mondo. Ma oltre i premi dei progettisti, i riconoscimenti della cittadinanza e persino l’immaginario collettivo, basta alzare la testa di notte verso i grattacieli del Bosco Verticale all’Isola, delle torri Solaria, Solea e Aria nella rialzata piazza Alvar Alto per scoprire che quei piani alti oggetto del desiderio sono ancora disabitati. O passeggiare lungo la via Joe Colombo, sulle aree delle ex Varesine alle spalle dei grattacieli riempiti dagli uffici, tra via Melchiorre Gioia e l’hotel Principe di Savoia, per intuire che le sei maxi-ville color tabacco sono ancora oggetto di lavori e ripensamenti. Non invendute, si badi bene: mai immesse sul mercato.

Lo stesso discorso vale per il 12 per cento dell’intero comparto residenziale di Garibaldi-Porta Nuova, 46 appartamenti su 380 per 13 edifici (al netto delle ville). Sono le case di lusso non ancora commercializzate per scelta — mentre il 60 per cento del totale è stato venduto, così come la quasi totalità degli spazi dedicati ad uffici e negozi —, come specificano dalla società di gestione Coima sgr, che nel 2015 ha rilevato le quote di Hines Italia dopo la vendita del progetto al fondo sovrano del Qatar.

Le migliori residenze sarebbero dovute entrare sul mercato per ultime già all’origine del progetto. Ma con l’ingresso degli emiri le strategie sono cambiate. «Perché non mettere in affitto piuttosto che vendere?» è il ragionamento. Si prenda l’esempio delle ville: sei edifici dalle diverse metrature che si sviluppano su un’area lunga 200 metri e larga venti, ispirate — nei piani dei progettisti di M2p — alle ville milanesi nell’area di via Vincenzo Monti. Giardino esclusivo, affacci su tutti i lati, grandi vetrate, piani sfalsati, balconi, garage e infinite possibilità di soluzioni, in quanto ciascuna «divisibile» da una a cinque unità. Al momento quattro sono spoglie, si lavora soltanto sulle prime due, per fornire soluzioni abitative già pronte. A bocce ferme dovevano essere l’ideale destinazione per consolati, studi notarili o professionisti, se non abitazioni per danarosi paperoni.

Simile il destino di attici e superattici delle torri. Da quelli della Solaria — la più alta, 143 metri (studio Arquitectonica di Miami) con appartamenti panoramici con tripla esposizione e imbattibile vista sulla città — a quelli della Solea dello studio milanese Caputo (69 metri d’altezza, 15 piani, volumi scomposti e contrasti tra vetro bianco e pietra nera). Oppure di Aria, 18 piani, due volumi indipendenti di diverse dimensioni e ampiezze, sempre degli americani di Arquitectonica. O ancora, delle due del Bosco Verticale, 18 e 26 piani; 80 e 110 metri. Tutti sogni ancora possibili.

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