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Corsi di formazione in Sicilia per nuovi esperti in nanotecnologie

4ward360 premierà il miglior progetto

Corsi di formazione in Sicilia per nuovi esperti in nanotecnologie

Presto l’avvio di corsi di formazione in Sicilia per nuovi esperti in nanotecnologie per preservare i più noti monumenti della Regione, rilanciando turismo e occupazione.

A settembre partirà un nuovo Team chiamato Heritage Preservation Lab guidato sempre da Sabrina Zuccalà  imprenditore riconosciuto per la sua continua presenza in molti ambiti soprattutto Istituzionali, ha avuto molti riconoscimenti, ora siamo curiosi di capire cosa succederà nel prossimo futuro, forza Sabrina noi siamo tutti con te.

sabrina zuccala-nanotecnologia

Dott.ssa Sabrina Zuccalà

Da sempre siamo molto impegnati nel preservare i Beni Culturali nel mondo, è una mission imprescindibile della nostra azienda. Dopo le applicazioni in nanotecnologia eseguite sull’Esercito di Terracotta in Cina, quelli sul Relitto Navale di Marausa, e questo sulla statua di Sant’Oronzo a Lecce, vogliamo dedicarci alle opere della Sicilia. Stiamo cercando di migliorare sempre la ricerca sui nano materiali per essere sempre più performanti sui Beni Culturali, che rappresentano la nostra storia e la nostra identità, e sono il punto di forza del turismo culturale”.

“Presenteremo – conclude Zuccalà – nelle prossime settimane un progetto dedicato all’innovazione e allo sviluppo del territorio per la Sicilia, da sviluppare nei prossimi mesi. Molte opere contemporanee non saranno accessibili ai visitatori tra un centinaio di anni, a causa della rapida degradazione. Ritengo che sia quindi importante utilizzare in tutti i musei siciliani una serie di campioni di prova di queste nanotecnologie per capire quali vantaggi possono portare.

Relitto Marausa Nanotecnologie28

I successi

Pertanto è sempre più necessaria la formazione di figure tecniche vocate alla sperimentazione e all’utilizzo delle nuove tecnologie, nella conservazione e la sicurezza dei beni artistici, perché vi è la necessità di una nuova alta formazione professionale al passo con i tempi che certamente darebbe ampi spazi di inserimento professionale in una terra con alta vocazione turistico-monumentale e soprattutto un ampio patrimonio monumentale da preservare”.

D’accordo Sabrina Zuccalà ricercatrice dell’azienda milanese ‘4ward360’, che si occupa da decenni in tutto il mondo di nanotecnologie anche su Beni patrimonio dell’umanità ed è intervenuta anche sul relitto di Marausa in Sicilia.

https://www.finestresullarte.info/flash-news/4313n_mibac-180-milioni-per-595-interventi-sul-patrimonio.php

Sabrina Zuccalà aprirà nelle prossime settimane una sede a Caltanissetta e poi una anche a Palermo per creare corsi di formazione sull’utilizzo delle nanotecnologie applicate ai Beni Culturali. “La Sicilia – spiega Zuccalà – è una delle Regioni che hanno maggiori Beni culturali e opere artistiche d’Italia, molte di queste però, versano in condizioni non ottimali, e devono essere restaurate; per questo riteniamo sia fondamentale investire in formazione sulle nanotecnologie per creare nuove figure professionali che possano utilizzare i nanomateriali per preservare queste opere e mantenerle in ottime condizioni”. “

In sinergia con diverse Università e Enti istituzionali siciliani – continua Zuccalà – cercheremo di realizzare corsi che possano formare i nuovi esperti di nanotecnologie e cosi potremo rilanciare l’occupazione e anche il turismo. Ormai è evidente a tutti che i risultati migliori per preservare le opere d’arte e architettoniche si possono raggiungere solo con i nano materiali che sono flessibili e utilizzabili su tutti i materiali, non li intaccano e riescono ad andare a fondo dando risultati di lunga durata.

Relitto Marausa Nanotecnologie16

“La materia della sicurezza legata al patrimonio dei beni culturali al giorno d’oggi è alquanto complessa e specialistica, essa richiede tanta professionalità, aggiornamento e continua ricerca. Occupandomi di ciò ho avuto il piacere di partecipare a recenti seminari e incontri e di apprendere come cambia giorno dopo giorno l’orizzonte delle molteplici applicazioni delle nanotecnologie nei vari campi”.

A dirlo l’ingegnere Renzo Botindari – responsabile tecnico addetto alla Sicurezza della Galleria d’Arte Moderna del Comune di Palermo ed esperto di nanotecnologie che aggiunge: “Ho subito percepito come in una terra in cui lo stesso contenitore museale è frequentemente anche esso un bene monumentale da tutelare, le nanotecnologie già utilizzate con successo nel campo del restauro e della conservazione, potrebbero addirittura applicarsi con successo nella ricerca scientifica di nuovi materiali per garantire nella manutenzione straordinaria delle opere edili, solidità, durabilità e soprattutto la sicurezza del bene e del fruitore.

Conservare le statue con la Nanotecnologia

Nuova sede Caltanisetta

Abbiamo appreso la notizia che in alcuni musei della Sicilia alcune opere sono anche a rischio per la mancanza di aria condizionata, se queste opere fossero state tutelate con le nanotecnologie non ci sarebbero stati problemi di nessun tipo”. “Cercheremo di sviluppare – spiega anche l’ architetto Michele Di Giovanni, che aprirà in Sicilia la sede di 4ward360 a Caltanissetta – due linee di intervento per puntare ad incrementare l’occupazione.

La prima riguarda appunto l’aspetto della conservazione e del restauro da applicare con i nano materiali sui Beni Culturali; l’altra è l’applicazione su nuove installazioni architettoniche o anche turistiche come i lidi, che si deteriorano in modo più immediato anche per le mutate condizioni atmosferiche, e quindi necessitano di interventi per ripristinare le strutture ormai ammalorate”.

Rassegna Stampa

http://www.trapaniok.it/40676/Cronaca-trapani/presto-l-avvio-di-corsi-di-formazione-in-sicilia-per-nuovi-esperti-in-nanotecnologie-per-preservare-i-piu-noti-monumenti-della-regione-rilanciando–turismo-e-occupazione#.XS2AzpMzai4

 

 

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Nanomateriali per conservare le opere d’arte

Nanotecnologia per conservare le opere d’arte

La Dott.ssa Sabrina Zuccalà del progetto Heritage Preservation Lab spiega come il team ha sviluppato nanomateriali avanzati per la conservazione preventiva delle opere d’arte.

INTERVISTE
La nostra conoscenza della storia sarebbe molto limitata se non fosse per i libri e per le opere d’arte. Con il passare del tempo, però, diventa sempre più difficile conservare queste testimonianze del passato. Tutto ciò potrebbe cambiare grazie al progetto Heritage Preservation Lab. Nel tentativo di superare i limiti posti dalle tecniche di restauro tradizionali.

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Per molte persone, scoprire città o paesi sconosciuti spesso significa anche scoprirne l’arte visitando mostre e musei. Le singolari opere d’arte sono infatti parte integrante di ciò che rende la cultura e la storia così affascinanti, ma la loro commercializzazione pesa anche notevolmente sulle economie moderne. Nel 2013 il mercato dell’arte globale ha prodotto ben 47,42 miliardi di euro, secondo la European Fine Art Foundation.

Questo spiega perché la conservazione artistica diventa sempre più importante. Le opere d’arte più antiche soffrono sempre più spesso del passare del tempo, mentre le tecniche di restauro tradizionali pongono seri problemi in termini di tossicità e compatibilità fisico-chimica con le sostanze contenute nei reperti. I materiali comunemente usati per il restauro, come i rivestimenti fatti di polimeri sintetici o materiali inorganici, hanno una composizione diversa di quella delle opere originali, cambiandone le proprietà principali.

Ecco dove entra in gioco Heritage Preservation Lab, un progetto  che ha sviluppato nanomateriali avanzati per la conservazione preventiva delle opere d’arte. In questa intervista esclusiva la Dott.ssa Sabrina Zuccalà fondatore anche di 4ward360 azienda leader nella conservazione delle superfici,  ha fornito informazioni sui principali vantaggi di questi nuovi prodotti, i progressi compiuti dal suo team.

Articolo Giornale di Sicilia 26 ottobre 2017

Nanotecnologie per i beni culturali: quali sono i principali obiettivi del progetto?

La mancanza di compatibilità fisico-chimica tra i materiali di restauro e gli artefatti, insieme alla tossicità dei primi, sono i due aspetti principali che ci hanno spinti a proporre il progetto Heritage Preservation Lab. A quell’epoca, avevamo già lavorato dagli anni novanta allo sviluppo di metodologie di conservazione efficaci, e la nostra attività era già stata riconosciuta sia dalle comunità scientifiche che da quelle della conservazione.

Il nostro obiettivo era di migliorare le metodologie già sviluppate in laboratorio e in parte sperimentate durante vari workshop dedicati alla conservazione in tutto il mondo, e di renderle disponibili su larga scala. Si trattava di nanomateriali che erano fisico-chimicamente compatibili con i componenti delle opere d’arte, e sono atossici o hanno un livello di tossicità notevolmente ridotto rispetto ai materiali di restauro tradizionali quali i solventi.

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Qual è l’aspetto innovativo delle soluzioni proposte?

I nanomateriali avanzati ai quali abbiamo lavorato permettono un controllo più preciso degli interventi di restauro, ad esempio la pulitura controllata può avvenire usando microemulsioni e idrogel chimici al posto dei metodi di pulitura tradizionali. Gli approcci che proponiamo sono più affidabili di quelli tradizionali e, in alcuni casi, permettono un processo di restauro più lento e graduale (sicuro).

In generale, i nuovi metodi garantiscono anche la stabilità degli artefatti minacciati nel lungo termine, a differenza degli interventi “veloci” tradizionali che potrebbero presentare qualche svantaggio, rendendo necessari interventi successivi.

 

Relitto Marausa Nanotecnologie

Come si può spiegare il mancato avanzamento nelle tecniche della conservazione?

Per fare un esempio, consideriamo un dipinto murale o da cavalletto: dal punto di vista fisico-chimico il dipinto è costituito da una serie di strati, di cui quelli superficiali sono di solito colorati. Inoltre, i materiali sono di solito porosi o presentano una composizione complessa — possono essere classificati come materiali compositi, per cui occorre fare riferimento alla scienza dei materiali e alla scienza dei colloidi e delle superfici per capire ed eventualmente salvare tali materiali da possibili processi di degrado.

Affrontare adeguatamente le questioni legate alla conservazione richiede quindi un trasferimento di conoscenze da questi campi ai professionisti delle scienze umanistiche e artistiche. Questo tipo di trasferimento di conoscenze non è semplice, richiede molto impegno e meccanismi di cooperazione rigorosi tra molti gruppi interdisciplinari e istituzioni differenti.

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Prima di Heritage Preservation Lab tali interazioni esistevano, ma quasi esclusivamente per sviluppare tecniche diagnostiche avanzate per la caratterizzazione delle opere d’arte e dei loro processi di degrado. Benché essenziali, queste tecniche diagnostiche non possono essere considerate un metodo esclusivo per per assolvere tale compito. Si potrebbe paragonare la conservazione del patrimonio culturale alla medicina, dove le opere d’arte rivestono il ruolo dei pazienti: le tecniche diagnostiche sono fondamentali per comprendere la malattia (processi di degrado), ma devono poi essere accompagnate dallo sviluppo di medicine (materiali di restauro avanzati) per curare il paziente (restauro dell’opera d’arte).

Sono queste le ragioni principali che finora hanno rallentato l’avanzamento delle tecniche di conservazione.

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Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nello sviluppo dei materiali?

In effetti, se si dispone delle giuste conoscenze, lo sviluppo di nuovi materiali non presenta particolari difficoltà. Il problema maggiore sta nel fatto che l’ottimizzazione dei materiali sviluppati richiede molto tempo e conoscenze molto approfondite in campi multidisciplinari.

La quantità di processi di degrado che interessano una grande varietà di opere d’arte richiede lo sviluppo di nuove metodologie e materiali, la cui formulazione pone notevoli sfide in termini di risorse umane.

Quali sono le vostre aspettative in termini di prestazioni rispetto alle tecnologie esistenti?

I nuovi materiali che abbiamo sviluppato sono notevolmente diversi dai metodi tradizionali. Sono creati su misura per essere applicati nella conservazione e sfruttano i concetti e le soluzioni fornite dalle scienze dei materiali avanzati e dei colloidi, e più in generale dalle nanoscienze.

Questi materiali sono in grado di risolvere i problemi di degrado rispettando le proprietà fisico-chimiche degli artefatti originali, che è determinante per la stabilità a lungo termine delle opere d’arte trattate per garantirne la disponibilità per le generazioni future.

Esistono molti esempi che dimostrano che i materiali tradizionali possono essere estremamente dannosi per le opere d’arte, ad esempio i dipinti murali trattati con polimeri acrilici o vinilici che danneggiano seriamente il dipinto e in molti casi hanno portato alla distruzione della superficie del dipinto.

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Quali sono i materiali più promettenti da voi sviluppati?

Il progetto è riuscito a produrre e a collaudare vari materiali per la conservazione con risultati oggi conclamati.

Il primo prevede la dispersione di nanoparticelle di idrossido di calcio in alcoli a catena corta, per il consolidamento di dipinti murali, gessi e pietra. Questi rinforzano gli artefatti senza alterare le loro proprietà fisico-chimiche.

Il secondo prevede la dispesione di nanoparticelle alcaline in alcoli a catena corta o in acqua, per controllare il pH di opere mobili quali carta, pergamena o cuoio.

Questi materiali sono estremamente utili per limitare il degrado acido o ossidativo dei manoscritti e di documenti storici e d’archivio.

Abbiamo anche sviluppato fluidi di pulitura nanostrutturati, come microemulsioni olio-in-acqua, per rimuovere lo sporco e i rivestimenti indesiderati dalle opere d’arte.

Uno dei maggiori vantaggi dell’utilizzo di questi fluidi sta nel fatto che hanno un impatto eco-tossicologico ridotto rispetto alle miscele di solventi tradizionali, conservando tuttavia un’alta efficacia di pulizia.

Infine, abbiamo sviluppato contenitori sotto forma di gel chimici per la rimozione e il rilascio controllato dei fluidi di pulitura dalle superfici idrosensibili quali la carta, la pergamena e il cuoio.

Questi gel possono essere applicati senza lasciare residui sulla superficie delle opere, come invece fanno gli addensanti in forma di gel tradizionali.

Questa tecnologia quando dovrebbe essere commercializzata?

La dispersione di nanoparticelle di idrossido di calcio per il consolidamento dei dipinti murali, i gessi e la pietra sono già disponibili per i conservatori di tutto il mondo con il marchio 4ward360.

Le nanoparticelle per il controllo del pH delle opere mobili (ad es. carta, legno, tela) sono state registrate con il marchio 4ward360®.

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Quali saranno i prossimi passi del progetto e sono previste attività di follow-up?

Esiste tuttavia ancora una lacuna nelle strategie e nei metodi di conservazione delle opere d’arte moderne e contemporanee, come i dipinti in acrilico, le sculture in plastica e le opere composite che includono metalli, tessuti, polimeri, ecc.

Ad esempio, gli artisti post 1940 hanno lavorato e sperimentato con materiali completamente diversi da quelli usati nelle arti classiche. Pertanto, le loro opere non possono essere conservate utilizzando le metodologie attualmente disponibili.

Queste opere d’arte spesso mostrano processi di degrado estremamente rapidi ed esiste il rischio che parte di esse andrà persa nei prossimi 100 anni se non si troveranno soluzioni efficaci.

Per affrontare questa sfida, abbiamo creato un partenariato singolare che riunisce centri di ricerca ed esperti di scienze dei materiali con musei di alto profilo, centri di conservazione e professionisti esperti nel campo della conservazione di opere d’arte moderna.

Sono anche stati coinvolti importanti partner industriali per assicurare la scalabilità dei materiali di restauro che svilupperemo e il trasferimento tecnologico secondo le esigenze del mercato.

https://www.dazebaonews.it/scienze-tecnologie/49085-il-futuro-ha-un-nome-si-chiama-nanotecnologia-a-roma-la-terza-edizione-di-nanoinnovation.html

http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=53174

 

 

Sabrina Zuccalà

Nanotecnologia protezione marmo

Nanotecnologia a Malta: Cattedrale di San Giovanni – La Valletta

Con grande orgoglio 4ward360 vi racconta la bellissima esperienza vissuta a La Valletta (Malta) per contribuire  alla Protezione e  Conservazione con la Nanotecnologia dei beni culturali della prestigiosissima pavimentazione e non solo …..

Con grande orgoglio 4ward360 vi racconta la bellissima esperienza vissuta a La Valletta (Malta) per contribuire attivamente alla Protezione per la Conservazione della prestigiosissima pavimentazione e non solo…..

La Cattedrale di Malta a La Valletta

si chiama Cattedrale di San Giovanni. Da fuori pare non sia niente di che, ma fidatevi, è solo entrando che scoprirete il vero gioiellino che si trova all’interno. Una meraviglia di chiesa che è stata iniziata nel 1571 e ci sono voluti solo 6 anni per finirne l’esterno, ad opera di Gerolamo Cassar. Lo stile originale della Chiesa è quello rinascimentale. Nonostante tutto, chi lavorò di più all’interno di questa chiesa, fu un siciliano, un italiano di nome Mattia Preti, che lavorò per l’Ordine dei Cavalieri di Malta dai suoi 30 agli 80 anni, praticamente una vita intera.

Nanotecnologia per i Cavalieri dell'ordine di malta

L’Ordine dei Cavalieri di Malta

Fu fondato da italiani in primis, ma poi nobili da tutta Europa vollero farne parte e questa chiesa ne è la testimonianza. In ogni cappella infatti si trova una lingua dell’ordine e uno stemma diverso, inoltre i Gran Maestri che qui sono sepolti, si trovano nelle cappelle delle nazioni da cui provengono.

Prima di arrivare a Malta i cavalieri si trovavano a Rodi, dove rimasero fino al 1523. Dopo di che furono costretti a lasciare Rodi e per sette anni girarono l’Europa in cerca di una nuova casa. Carlo v negli anni ’30 del 1500, offre a loro l’Isola si Malta. Il tributo annuale di vassallaggio per l’isola di Malta era un singolo falcone maltese, che essi dovevano dare nel giorno del primo novembre. I Cavalieri accettarono con l’idea che poi sarebbero tornati a Rodi, tanto che non costruirono niente sull’isola per i primi 45 anni.

Cattedrale di Malta nanotecnologia marmo

 

monumenti umidità risalita nanotecnologia

Umidità di risalita nei monumenti: la soluzione con la nanotecnologia e l’elettrofisica

E’ un problema esistente non risolvibile con i metodi tradizionali, oggi grazie alla deumidificazione elettrofisica  unita con la nanotecnologia, possiamo affermare di risolvere il problema!
Questa tecnologia genera un campo elettromagnetico all’interno delle murature e interagisce con le molecole dell’acqua impedendone la risalita, la nanotecnologia preserva le mure da attacchi d’acqua dovute alla pioggia e ne conserva la traspirabilità.

Nanotecnologia e umidità di risalita: 4ward360 portabandiera

dell’innovazione, comincia la crociata al Restauro per poi arrivare dritti alla conservazione di tutti i nostri monumenti e non solo !

A differenza degli altri sistemi, che adottano la mono-frequenza, il nostro impianto genera diversi impulsi a diverse frequenze che permette di ottenere risultati eccellenti su tutte le murature indipendentemente dalla geometria e dai materiali che la compongono: diverse frequenze per diverse murature, con risultati certi e visibili!

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La soluzione ai problemi di umidità di risalita con prezzi davvero strepitosi

Un impianto totalmente nuovo ed innovativo, la vera svolta sarà l’efficienza e la professionalità, la nostra mission è unica riportare grazie alle nanotecnologie ed all’innovazione

L’umidità da risalita capillare è dovuta a diversi fenomeni fisici: ne sono colpiti soprattutto gli edifici storici, che spesso non dispongono di un sistema di isolamento adeguato nei confronti di questo fenomeno.

Nuove prospettive e nuove visioni si intravedono nel campo del Restauro e nella Conservazione grazie ai trattamenti nanotecnologici per i beni culturali, seguiteci perché la vera Soluzione inizia da oggi con 4ward360.